giovedì 28 maggio 2009

Lo strano paese visto dall'Europa (e a ragione...)

Altro che, come dice Frattini, invidia o anti-italianità da combattere tutti uniti. Le reazioni ed i commenti di tutta la stampa europea (anche conservatrice), lei sì, libera dai condizionamenti della Fininvest e dei potentati politici vicini al governo italiano, ci dovrebbero far comprendere quanto tutto il mondo ci guardi come a dei fenomeni imbarazzanti di imbarbarimento della Politica... riporto alcuni commenti pubblicati oggi dai media:
ROMA. Il caso Berlusconi-Noemi continua ad interessare la stampa estera. Dopo gli attacchi di ieri con l'editoriale del Financial Times, le critiche dell'Independent e di EL Paìs, e la successiva risposta piccata del ministro degli Esteri Franco Frattini, oggi è il quotidiano francese di orientamento moderato Le Figaro a occuparsi della vicenda.
"Indebolito dalla vita privata". Il giornale diretto da Etienne Mougeotte dedica al presidente del Consiglio una foto in prima pagina e due colonne a sinistra con un titolo emblematico: "Berlusconi indebolito dalla sua vita privata". Nell'articolo all'interno del giornale, firmato dal corrispondente da Roma Richard Heuzé, si sottolinea come il premier "abbia l'arte di complicarsi la vita", in questo caso a sole "due settimane dalle elezioni europee e amministrative e con una popolarità che lui stesso afferma essere del 73%".
"Difatti - prosegue Heuzé -, tutti i temi politici delle elezioni, dalle riforme parlamentari all'immigrazione, sono tutti stati relegati in secondo piano".
Infine, il corrispondente del Figaro sostiene che l'arrivo di Berlusconi allo stadio Olimpico ieri sera per la finale di Champions, è stato "salutato dai presenti al grido di "papi, papi", il soprannome che Noemi Letizia ha dato al premier.
"Ha cambiato la società italiana". Sul tedesco Sueddeutsche Zeitung è apparso invece un editoriale allarmato del corrispondente dall'Italia Stefan Ulrich che parla dei tanti errori politici di Berlusconi, e di come quest'ultimo abbia "cambiato la società italiana". "Berlusconi - scrive Ulrich - ha imposto una vita-spettacolo ai limiti della volgarità. Consumismo rapace, opportunismo e sfrenatezza sono i nuovi valori".
"Il Nobel? Uno scherzo?" Sul quotidiano berlinese Tagesspiegel è uscito oggi nella pagina degli editoriali un ritratto di Berlusconi carico di pungente ironia. L'articolo informa i lettori della raccolta di firme avviata per iniziativa dei comitati guidati da Emanuele Verghini per proporre Berlusconi come Nobel per la pace. "Uno scherzo? - si chiede il giornale - Non per nulla. In un momento storico Berlusconi è riuscito a scongiurare il pericolo della terza guerra mondiale e ha salvato il mondo dall'olocausto nucleare - afferma sarcastico Tagesspiegel". Poi il commento finale: "Di fronte a questi meriti certo non irrilevanti, le piccole, meschine polemiche sul caso-Noemi e sulle donne nelle liste elettorali potrebbero infine sparire".
"Non risponde alle dieci domande". Il periodico spagnolo El diario Montanes invece torna sul caso delle dieci domande e afferma che La Repubblica ha "costretto il premier a chiudersi in casa senza rispondere alle domande e a ritirarsi dalla campagna elettorale per le elezioni europee".
Il blog del Financial Times. Dopo l'attacco pubblicato ieri, oggi si riparla di Berlusconi nel Brussels blog di Tony Barber: il "vero peccato" del premier non ha a che vedere con la vicenda Noemi Letizia o con il caso Mills, ma con la sua cattiva gestione dell'economia italiana. Giudicando "sorprendente che non sia stato condannato per essere il peggior amministratore dell'economia italiana dal 1945". La Repubblica, 28 maggio 2008

giovedì 21 maggio 2009

Laicità: una bella notizia rilanciata dall'ADN-Kronos

E' di ieri, 20 maggio, questa notizia "battuta" (uan volta c'erano le telescriventi, oggi sarebbe più corretto utilizzare il termine pubblicata) dall'agenzia ADN-Kronos:
Boom di 'sbattezzi' a Milano, nel 2009 già 200 richieste.
Mons. Manganini si dice amareggiato per la consistente crescita del fenomeno: "Ne devo firmare anche 5 o 6 in un giorno". Il religioso intervistato dal 'Giornale'.
Roma, 20 mag. (Adnkronos) - "Come pastore mi preoccupo. E soffro dovendo firmare come ho fatto anche stamani, cinque o sei richieste del genere...". Lo afferma Monsignor Luigi Manganini, vicario per la disciplina dei sacramenti della diocesi di Milano, che in un'intervista a "Il Giornale" si dice amareggiato per la consistente crescita del fenomeno degli "sbattezzi": nel 2008 erano stati in tutto 200, nei primi cinque mesi di quest'anno sono già più di 200 e tutto lascia credere che possano raddoppiare."Sbattezzo" è un termine improprio, usato da alcune associazioni come l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) per indicare il gesto volontario con il quale una persona chiede sia formalizzato l'abbandono della religione di appartenenza. Fenomeno in costante crescita, che risente probabilmente di un clima politico-mediatico nel quale la Chiesa cattolica è rappresentata come "Chiesa dei no" (questo il titolo di un libro-inchiesta del vaticanista Marco Politi edito da Mondadori).
A Milano non si registrano ancora "celebrazioni" come quelle che si svolgono nei circoli anarchico-repubblicani della Romagna, dove esiste una vera e propria "cerimonia di sbattezzo", ma la frequenza dei casi preoccupa non poco il cardinale Dionigi Tettamanzi e i suoi piu' stretti collaboratori. Era stata l'Uaar nel 1995 a intraprendere un'iniziativa per il riconoscimento legale della volontà di non essere pià considerati cattolici.
"E' del tutto fuori luogo parlare di 'sbattezzo' - spiega Manganini al 'Giornale' - dato che il battesimo è un sacramento irreversibile per chi crede, che non puo' essere cancellato in alcun modo. Di fronte alla richiesta esplicita chi vuole sia attestato il suo abbandono della fede cattolica, la Chiesa si limita a segnalare questa volontà nel registro dov'era stato trascritto l'atto di battesimo".
Il prelato definisce "inquietante" il considerevole aumento dei casi. La procedura prevede che la persona interessata compili un modulo con la richiesta e si rivolga al proprio parroco il quale a sua volta invia la comunicazione all'ufficio per la disciplina dei sacramenti della curia."
'Per prima cosa - aggiunge il vicario del cardinale Tettamanzi - invitiamo il parroco a parlare con la persona che ha chiesto la cancellazione. Se poi questa insiste, cerchiamo di convocarla noi per un colloquio. Ma non vengono quasi mai. Si tratta infatti solitamente di persone molto determinate. Si prepara allora un documento della curia con il quale si autorizza il parroco che conserva il registro di battesimo a trascrivere la volontà espressa dal soggetto». Nella pagina dov'è' riportato l'atto di battesimo, si scrive pertanto che la persona «ha notoriamente abbandonato la fede cattolica".
L'annotazione non e' irreversibile, "c'e' sempre la possibilità, e la speranza - dice monsignor Manganini - di un ravvedimento".
Di fatto, quest'atto equivale all'apostasia, e dunque chi si "sbattezza" è automaticamente scomunicato, cioè interdetto dai sacramenti e dai funerali in chiesa.
Colpisce anche il dato relativo all'età dei milanesi che chiedono lo "sbattezzo": "Capita che ci sia qualche anziano - rivela il prelato - ma la maggioranza è tra i quaranta e cinquant'anni. Si tratta cioè di persone ancora nel pieno della loro vita, che intendono troncare definitivamente e polemicamente la loro appartenenza alla comunità cristiana.
Questo obbliga noi cristiani a interrogarci su quale sia la testimonianza che stiamo offrendo ai nostri fratelli, anche perchè nel caso italiano, l'abbandono del cattolicesimo non può avere alcuna motivazione economica, come invece accade in Germania, dove chi rinuncia smette di versare una tassa obbligatoria alla propria comunità di appartenenza".(fine)
Paese civile, la Germania, mi pare di poter commentare. Comunque questa è nel complesso una notizia molto positiva ed un segnale che i cittadini possono inviare ad un vertice, quello della chiesa cattolica, sempre più becero, bigotto, intollerante e lontano dalla vita reale di tutti noi. Questo, almeno, è il mio parere.

mercoledì 20 maggio 2009

Ottopermille e cinquepermille

Mi sento meglio. Ho firmato la dichiarazione dei redditi ed apposto due firme:
- quella per l'otto per mille alla chiesa Valdese (direte voi: "Ma tu non sei ateo?" Sì, è vero. Ma visto che una buona parte dei quattrini che vengono disposti a favore dello Stato Italiano, poi, passano a iniziative della chiesa cattolica, mi pareva che la decisione più giusta fosse questa. I Valdesi tutto quanto ricevono spendono veramente e solo in iniziative benefiche... quindi...)
- il cinque per mille l'ho devoluto all'UAAR. Sì, l'Unione Atei Agnostici Razionalisti. A mio parere c'è infatti molto bisogno di battaglie laiche in questo Paese www.uaar.it
Se vi serve qualche informazione indipendente su come viene diviso e poi utilizzato l'otto per mille: http://www.occhiopermille.it

martedì 19 maggio 2009

Incoerenze di un caso politico

In un qualsiasi Paese "normale", democratico, moderno, un premier che si rifiuta di rispondere alle domande dei mezzi d'informazione verrebbe immediatamente cacciato via. In Italia, la concezione di Berlusconi, ormai convinto di essere il nuovo Duce e Padrone d'Italia e degli italiani, attacca la carta stampata (le TV no, sono le sue, e a lui sono prostate) di essere faziosa.
Ma vediamo un po' qual è il "caso" e perchè dobbiamo vergognarci un po' tutti di essere italiani, oggi:
Repubblica ha chiesto, nei giorni scorsi, di rivolgere al presidente del Consiglio dieci domande sulle incoerenze e le omissioni di una storia che molti definiscono “di Veronica” o “di Noemi” e nessuno azzarda a definire per quel che è o appare: un “caso Berlusconi”.
Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, lunedì, ha chiesto due giorni per dare una risposta. Quella risposta non è arrivata. Per non dissimulare, come vuole il nuovo conformismo dell’informazione italiana, ciò che dovrebbe essere chiarito, pubblichiamo oggi le domande che avremmo voluto rivolgere al premier e le contraddizioni che abbiamo ritenuto di riscontrare tra le sue dichiarazioni e quelle degli altri protagonisti della vicenda.
Silvio Berlusconi ha detto: «Credo che chi è incaricato di una funzione pubblica, come il presidente del Consiglio, possa accettare la continuazione di un rapporto [con la sua consorte, Veronica Lario] soltanto se si chiarisce chi ha provocato questa situazione». (Porta a Porta, 5 maggio 2009).Repubblica concorda con Silvio Berlusconi.
E’ evidente che, nonostante il frastuono mediatico di queste ore, non si discute di un divorzio o di una separazione, affare privato di due coniugi. Come ha chiaro il premier, la questione interroga i comportamenti di «un incaricato di una funzione pubblica». In quanto tali, quei comportamenti sono sempre di pubblico interesse e non possono essere circoscritti a un ambito familiare.
D’altronde, la signora Veronica Lario, nelle sue dichiarazioni del 29 aprile e del 3 maggio, offre all’attenzione dell’opinione pubblica due certezze personali e una domanda.
Le due certezze descrivono, tra il pubblico e il privato, i comportamenti del presidente del Consiglio: «Mio marito frequenta minorenni»; «Mio marito non sta bene».
La domanda, posta dalla signora all’opinione pubblica e a chi in vario modo la rappresenta, è invece tutta politica e chiama in causa le pratiche del «potere», il suo modo di essere, che si degrada e si avvilisce pericolosamente quando a rappresentare la sovranità popolare vengono chiamate “veline” senza altro merito che un bell’aspetto e la prossimità al premier.Ha detto la signora Lario: «Quello che emerge oggi, attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte le donne (...). Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore». (Ansa, 28 aprile, 22:31)
Silvio Berlusconi ha replicato, a caldo, evocando un complotto «della sinistra e della sua stampa che non riescono ad accettare la mia popolarità al 75 per cento (…)
Tutto falso, nato dalla trappola in cui anche mia moglie purtroppo è caduta. Le veline sono inesistenti. Un’assoluta falsità». (Porta a porta, 5 maggio)
E’ il primo ingombro che bisogna verificare. Questa storia è soltanto una trappola bene organizzata? E' vero, se di complotto si tratta, che nasconde la mano della sinistra e della «sua stampa»?
Tre evidenze lo escludono.
Il primo quotidiano che dà conto della candidatura di una “velina” alle elezioni europee è il Giornale della famiglia Berlusconi. Il 31 marzo, a pagina 12, nella rubrica Indiscreto a Palazzo si legge che «Barbara Matera punta a un seggio europeo».
«Soubrette, già “Letterata” del Chiambretti c’è, poi “Letteronza” della Gialappa’s, quindi annunciatrice Rai e attrice della fiction Carabinieri», la Matera, scrive il Giornale, «ha voluto smentire i luoghi comuni sui giovani che non si applicano e non si impegnano. “Dicono che i ragazzi perdino tempo.
Non è vero: io per esempio studio molto”». «E si vede», commenta il giornale di casa Berlusconi.Il secondo giornale che svela «la carta segreta che il Cavaliere è pronto a giocare» è Libero, il 22 aprile. Notizia e foto di prima pagina con «Angela Sozio, la rossa del Grande Fratello e le gemelle De Vivo dell’Isola dei famosi, possibili candidate alle elezioni europee». A pagina 12, le rivelazioni: «Gesto da Cavaliere. Le veline azzurre candidate in pectore» è il titolo. «Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl» è il sommario.Per Libero le «showgirl», che dovranno superare un colloquio, sono 21 (in lista i candidati a un seggio di Bruxelles, come si sa, sono 72). I nomi che si leggono nella cronaca sono: Angela Sozio, Elisa Alloro, Emanuela Romano, Rachele Restivo, Eleonora Gaggioli, Camilla Ferranti, Barbara Matera, Ginevra Crescenzi, Antonia Ruggiero, Lara Comi, Adriana Verdirosi, Cristina Ravot, Giovanna Del Giudice, Chiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petron, Letizia Cioffi, Albertina Carraro. Eleonora e Imma De Vivo e «una misteriosa signorina» lituana, Giada Martirosianaite.
Difficile sostenere che Il Giornale e Libero siano fogli di sinistra. Come è arduo credere che la Fondazione farefuturo, presieduta da Gianfranco Fini, sia un pensatoio vicino al partito democratico. Il think tank, diretto dal professor Alessandro Campi, vuole «far emergere una nuova classe dirigente adeguata a governare le sfide della modernità e della globalizzazione». Coerentemente critica l’uso di «uno stereotipo femminile mortificante» e con un’analisi della politologa Sofia Ventura avverte che «il “velinismo” non serve».
Nell’articolo si legge: «Assistiamo a una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto da fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con disinvoltura, denota uno scarso rispetto, da un lato, per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro; dall’altro, per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima».
Sofia Ventura conclude: «Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi. Le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse».
Quando la signora Lario prende (buonultima) la parola per censurare il “velinismo” - e «il ciarpame senza pudore» del potere - non si muove nel vuoto, ma su un terreno già smosso dalle rivelazioni dei giornali vicini al premier e dalle analisi critiche di intellettuali prossimi alla maggioranza di governo.
Questo “caso” non ha inizio con un intrigo, come protesta Berlusconi, ma trova la sua trasparente ragione nella preoccupazione di ambienti della destra per un «impoverimento della qualità democratica di un paese» (ancora la Ventura).Rimosso il presunto «complotto», resta il “caso” politico, dunque.
Un “caso” che diventa anche familiare, quando Veronica Lario scopre che Silvio Berlusconi ha partecipato a Napoli alla festa di compleanno di una diciottenne (Repubblica, 28 aprile). E ancora una volta politico quando la signora, annunciando la sua volontà di divorziare, denuncia pubblicamente i comportamenti di un marito che, «incaricato di una pubblica funzione», «frequenta minorenni», prigioniero com’è di un disagio che minaccia il suo equilibrio psicofisico.
Il presidente del Consiglio ha replicato ai rilievi della signora Lario con due interviste alla carta stampata (Corriere della Sera e la Stampa, 4 maggio) e con un lungo monologo a Porta a Porta (5 maggio).In queste tre sortite pubbliche, la ricostruzione degli avvenimenti di cui si discute (la candidatura di giovani donne selezionate per la loro bellezza e amicizia con il premier; il suo affetto per Noemi Letizia, maggiorenne il 26 aprile; la partecipazione alla festa di compleanno; il lungo sodalizio amicale con la famiglia Letizia) ha avuto, da parte di Berlusconi, una parola definitiva, ma o contraddittoria o omissiva.
Berlusconi nega di aver mai avuto intenzione di candidare «soubrette». «Non avevamo messo in lista nessuna “velina”» (Corriere, 4 maggio) Noemi lo chiama «papi». Perché? A chi glielo chiede, replica: «E’ uno scherzo, mi volevano dare del nonno, meglio mi chiamino papi. Non crede?» (Corriere, 4 maggio).
Berlusconi è più preciso con la Stampa (4 maggio): «Io frequenterei, come ha detto la signora [Lario], delle diciassettenni. E’ una cosa che non posso sopportare. Io sono amico del padre punto e basta. Lo giuro!»
E’ la stessa versione offerta a France2 (6maggio). Quando il presidente del Consiglio spiega le circostanze della frequentazione con Noemi Letizia – si tratta di un’antica amicizia di natura politica con il padre, dice – il giornalista lo interrompe per chiedere: «…dunque [Noemi] non è una ragazza che lei conosceva personalmente?».Berlusconi risponde: «No, ho avuto l’occasione di conoscerla con i suoi genitori. Questo è tutto».
La versione di Berlusconi è contraddetta in tutti i suoi elementi dalle interviste che Noemi Letizia concede.
Noemi così ricostruisce il suo legame affettivo con il presidente del Consiglio: «Mi vuole bene come a un figlia. E anch’io, noi tutti gli siamo molto legati». (Repubblica, 29 aprile)
Al Corriere del Mezzogiorno, il 28 aprile, consegna dettagli chiave.«[Berlusconi, papi] mi ha allevata (…) E’ un amico di famiglia. Dei miei genitori (…) non mi ha fatto mai mancare le sue attenzioni. Un anno [per il mio compleanno], ricordo, mi ha regalato un diamantino. Un’altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di attenzioni. (…) Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che desidera da me. Poi, cantiamo assieme. (…) Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca e dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore. (…) [Da grande vorrò fare] la showgirl. Mi interessa anche la politica. Sono pronta a cogliere qualunque opportunità. (…) Preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà papi Silvio».
Nel racconto di Noemi c’è la narrazione di un rapporto diretto, intenso con il presidente del Consiglio. Che le fa tre regali per il 16°, 17° e 18° compleanno. Quindi, si può concludere, Berlusconi ha conosciuto Noemi quindicenne. Nel loro rapporto non c’è alcun ruolo o presenza dei genitori. Noemi non vi fa alcun riferimento e non è corretta dalla madre, presente al colloquio con Angelo Agrippa del Corriere del Mezzogiorno. Berlusconi ha tentato di ridimensionare il legame con la minorenne: «Ho incontrato la ragazza due o tre volte, non ricordo, e sempre alla presenza dei genitori». I genitori non hanno ancora confermato le parole del premier.
Durante l’incontro con il giornalista, la signora Anna Palumbo - madre di Noemi - interviene soltanto per specificare le circostanze in cui Berlusconi ha conosciuto suo marito, Benedetto “Elio” Letizia. Dice: «[Berlusconi] ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista. Ma non possiamo dire di più».Noemi non è così evasiva quando affronta una delle questioni decisive per questa storia. E’ addirittura esplicita. Ella ritiene di poter ottenere da Berlusconi l’opportunità di fare spettacolo o, in alternativa, di essere eletta in parlamento. Televisione o scranno a Montecitorio. Le aspettative di Noemi, sollecitate dalle attenzioni (o promesse) di Berlusconi, sono in linea con le riflessioni critiche di farefuturo, il think tank di Gianfranco Fini («Le donne non sono gingilli») e della signora Lario («Ciarpame senza pudore»).
Quando e dove e come si sono conosciuti Berlusconi e Benedetto Letizia è un altro enigma di questa storia che raccoglie versioni successive e contraddittorie.
A Varsavia Berlusconi dice: «[Benedetto] lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l’autista di Craxi». (Ansa, 29 aprile, 16:34) Quando la circostanza è subito negata da Bobo Craxi («Cado dalle nuvole. L’autista di mio padre si chiamava Nicola, era veneto, ed è morto da qualche anno», Ansa, 29 aprile, 16:57), Palazzo Chigi con un imbarazzato ritardo di venti ore, smentisce a sua volta: «Si rileva che il presidente Berlusconi non ha mai detto che il signor Letizia fosse autista dell’on. Bettino Craxi» (Ansa, 30 aprile, 12:30).
Dal suo canto, Letizia non vuole ricordare in pubblico come e dove e quando ha conosciuto Berlusconi. Chi lo interroga raccoglie soltanto parole vuote. «Volete sapere come ho conosciuto Berlusconi? Va bene, ve lo dico, però allora vi racconto anche come ho conosciuto tutte le persone che conosco…». (Corriere, 10 maggio)
In qualche altra occasione, il rifiuto di Letizia a raccontare il primo incontro con il futuro premier è ancora più categorico:«Non ho alcuna intenzione di farlo» (Oggi, in edicola il 6 maggio)Anche Noemi non ha voglia di offrire rievocazioni: «Non ricordo i particolari [di come è nato il contatto familiare], queste cose ai miei genitori non le ho chieste. Non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un dipendente comunale...». (Repubblica, 29 aprile)
Un ricordo vivo del primo incontro tra Berlusconi e Letizia sembra averlo Arcangelo Martino, un ex assessore socialista al comune di Napoli, oggi vicino al partito del presidente del Consiglio. «Fra il 1987 e il 1993 sono stato grande amico di Bettino Craxi. Tutti i mercoledì andavo a trovarlo a Roma all’hotel Raphael, una consuetudine. Mi accompagnava sempre qualcuno del mio staff e quel qualcuno era quasi sempre Elio Letizia (…) Parecchie volte è capitato che al Raphael ci fosse Silvio Berlusconi. E’ lì che ho presentato i due che poi hanno fatto amicizia». (Corriere della sera, 10 maggio).
Il ricordo di Arcangelo Martino è sconfessato con nettezza ancora una volta da Bobo Craxi. «Escludo categoricamente che il signor Letizia fosse un habitué dell’hotel Raphael (…) Lo stesso Martino credo che sia passato qualche volta a salutare mio padre». (Repubblica, 11 maggio)Chiara anche la smentita di uomini che furono accanto al leader socialista: Gianni De Michelis («Mai sentito nominare Letizia»); Gennaro Acquaviva («Mai sentito nominare Letizia, neanche dai napoletani»); Giulio Di Donato («Questo signor Letizia, nel panorama napoletano e campano dei socialisti, non esisteva, a mia memoria»).
Ancora più efficace la contestazione di Stefano Caldoro: «Proprio nei primi anni novanta, abitavo al Raphael tutte le volte che mi fermavo a Roma. Si scherzava sulla intraprendenza di Martino (…) ma escludo categoricamente di aver mai visto e sentito che questo Letizia venisse presentato a Craxi. Perché mai l’avrebbero dovuto presentare? Non era un dirigente, non era un esponente del sociale, non era un militante» (Ancora Repubblica, 11 maggio 2009).
L’occasione dell’incontro tra Berlusconi e Letizia è ancora da chiarire. Come i tempi della decisione del presidente del Consiglio di partecipare alla festa di compleanno di Noemi. Al Corriere della sera, 4 maggio, così Berlusconi ha spiegato la sua presenza a Napoli: «Racconto come è andata veramente. Quel giorno mi telefona il padre, un mio amico da tanti anni. E quando sa che in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo stato di avanzamento del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché passi almeno un attimo al compleanno della figlia. La casa è vicina all’aeroporto. Non molla. Io non so dir di no. Eravamo in anticipo di un’ora e ci sono andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per compleanni e matrimoni».
Berlusconi, dunque, partecipa alla festa per un atto di affetto nei confronti di Elio Letizia. Non si parla di Noemi né di altra necessità politica o urgenza di altra natura. Diversa la versione offerta, lo stesso giorno (4 maggio) alla Stampa: «Suo padre, che conoscevo da tempo, mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martusciello (Flavio, consigliere regionale del PdL) dalle liste per le Europee, io gli ho spiegato che avrei cercato di mettere sia l’ex-questore Malvano (Franco, già candidato a sindaco di Napoli) sia Martusciello e che stavo arrivando a Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: “Stavi venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni con un brindisi, lo facciamo in un locale poco distante dall’aeroporto. Ti prego vieni sarebbe il più bel regalo della mia vita”. Così ci sono andato…».
Berlusconi aggiunge qualche dettaglio in più nel solco di questa versione, il 5 maggio, durante Porta a Porta: «Ero al salone del Mobile della Fiera di Rho, imbarazzato per i cori “Meno male che Silvio c’e”, “Magico” e il capitano dell’elicottero mi ha detto che era in arrivo entro mezz’ora un temporale che ci avrebbe costretto ad andare in macchina a Linate. Per questo siamo partiti in anticipo e [visto il tempo a disposizione, prima di] una riunione politica che avevo in serata [con il ristorante a soli tre minuti dall’aeroporto] sono entrato…»
Anche questa ricostruzione trova delle evidenze che la contraddicono. Berlusconi giunge a Napoli con un regalo per Noemi, «cerchi concentrici in oro rosa arricchiti da una cascata di diamanti bianchi montati su oro bianco, 6mila euro, il ciondolo è anche nella collezione di Sophia Loren» (Gente, 19 maggio). Si è molto discusso di questa circostanza che, al contrario, non pare molto significativa: il presidente potrebbe aver a bordo del suo aereo dei cadeaux da distribuire secondo necessità.
Più interessante è che l’aereo di Berlusconi giunga a Napoli con un’ora di anticipo rispetto all’inizio della festa e il presidente attenda nell’aeromobile per un’ora prima di muoversi ed entrare «cinque minuti dopo l’arrivo in sala di Noemi» (Annozero, 7 maggio). Secondo la testimonianza di un fotografo, ingaggiato dal patron del ristorante “Villa Santa Chiara”, si sapeva da sabato 25 aprile dell’arrivo del premier e, in ogni caso, la “bonifica” della sala da parte della polizia è stata predisposta già nella mattinata, «alle 15», per alcune fonti del Dipartimento di sicurezza. (Repubblica, 9 maggio).
Sembra di poter dire che non c’è stato alcun cambio di programma a Rho nel tardo pomeriggio di domenica 26 aprile. La partecipazione alla festa di Noemi era già nell’agenda del presidente da giorni, come dimostrano la “bonifica”, l’attesa in aereo, l’arrivo nel ristorante subito quasi contestualmente all’ingresso della diciottenne come per un copione precedentemente preparato. C’è un’ultima contraddizione da sciogliere. La scelta o indicazione delle “veline” da candidare è stata opera di Berlusconi? A Porta a Porta, 5 maggio, il presidente del Consiglio sostiene di non aver messo becco nella candidature europee: «Le candidature per le Europee non sono state gestite direttamente dal premier. Ad occuparsene sono stati i tre coordinatori del PdL Bondi, La Russa e Verdini che “da migliaia di segnalazioni sono giunti a 500 schede” per individuare i 72 candidati si sono orientati secondo le indicazioni del congresso, spazio ai giovani e alla donne. Tra questi candidati nessuna è qualificabile come velina» (resoconto delle parole del premier a Porta a porta, 5 maggio, tratto dal Giornale, 6 maggio). Berlusconi ammette però di avere discusso con Elio Letizia (non è un dirigente del PdL né, che si sappia, un iscritto al partito) le candidature di Malvano e Martusciello e per farlo lo raggiunge addirittura a Napoli alla festa di sua figlia. La circostanza appare contraddittoria e, senza altre spiegazioni, inverosimile. Il rosario di incoerenze che si incardina sulla questione politica posta da farefuturo e dalla signora Lario (come Berlusconi seleziona le classi dirigenti) sollecita di rivolgere a Berlusconi dieci domande:











Ad oltre una settimana dalla pubblicazione di questo articolo di Giuseppe d'Avanzo, su Repubblica e di queste domande (giornaliera, anche su molte riviste di altri Paesi occidentali) Berlusconi non ha dato risposte?

E i suoi elettori che dicono? Sempre pronti a portare il proprio cervello all'ammasso, eh?

domenica 3 maggio 2009

L'Italia: un triste paese che tutto concede e giustifica al suo imperatore... che tristezza.

Veronica Lario ha avviato le pratiche per la separazione e il divorzio da Silvio Berlusconi, portando a termine un percorso cominciato molto tempo fa come ammise lei stessa alla fine dell'estate 2008, quando confessò che all'eventualità di una separazione stava meditando da dieci anni.
Non mi sono mai occupato di gossip, ma credo che alcune frasi riportate dalla stampa italiana abbiano anche un valore culturale e politico.
Leggo infatti che la decisione sarebbe arrivata la mattina di martedì 28 aprile. Veronica Lario ha guardato i giornali e letto come ..."nella notte di domenica il premier si sia presentato a sorpresa in una villetta di Casoria, dove si celebravano i diciott'anni di Noemi Letizia. Lei è bella, bionda, studia da grafica pubblicitaria a Portici e sogna una carriera televisiva, tanto che avrebbe inviato il suo "book" fotografico al presidente del Consiglio in persona. Un album che avrebbe provocato la scintilla. Accanto a Noemi ci sono il padre Elio e la madre Anna. La ragazza chiama Berlusconi "papi", ai giornalisti dirà più tardi che lo conosce da tempo e che spesso lo va a trovare a Milano e Roma, "perché lui, poverino, lavora molto e non può sempre venire a Napoli". Il Cavaliere le ha portato un regalo, una collana d'oro giallo e bianco con pendente di brillanti. C'è chi mormora anche le chiavi di un'auto, ma Noemi smentisce..."
Ora: dopo le smancerie alla sua ministra Carfagna di anno scorso,le foto con le squinzie sulle ginocchia nella sua villa in Sardegna, le telefonate per spendere una parola buona per le sue amichette, le liste del PDL alle europee infarcite da veline e attricette... scopriamo che il Premier ha anche il tempo per approfondire l'amicizia con una bionda teenager...
"La strada del mio matrimonio è segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni" avrebbe detto Veronica Lario.
Sono d'accordo.
E qui lasciamo il gossip e veniamo alla politica e alla cultura italiana.
In un paese anglosassone, per un premier di centro destra che da qualche tempo amoreggia amabilmente con l'integralismo cattolico, comportamenti del genere e le parole di una moglie indignata, siglerebbero la fine della carriera politica.
Quello che ci sconcerta, invece, è che questo "ciarpame politico" (come lo ha definito la moglie di "papi") non faccia scandalo, che quasi nessuno si stupisca, che "per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore", come racconta a chi le sta vicino.
E agli elettori di centro destra chiedo: è questa l'Italia che sognate?
L'Italia dove il Capo sceglie le sue amichette o le ragazzine belline per metterle in lista e spedirle a Bruxelles (dove invece occorrerebbe avere dei Parlamentari preparati ed autorevoli)?
L'Italia dove il sogno delle diciassettenni è quello non di studiare, farsi un futuro di impegno e di soddisfazione, ma di inviare il book al Presidente-Tycoon per diventare attricetta, valletta o... amichetta?
L'Italia dove il Vaticano sceglie le leggi per tutti, anche per chi non crede, ma chiude ovviamente tutti gli occhi rispetto ai comportamenti tutt'altro che pii dei politici guardacaso del centro-destra?
A me st'Italia fa schifo, tanto quanto gli italiani che, per ignavia, ignoranza o stolta ricerca dell'effimero interesse personale, sono proni ai voleri dell'Imperatore, ed hanno spento il proprio cervello.