domenica 11 giugno 2017

Stelvio, Bernina, Gavia, Crocedomini: il classico itinerario di un piacevole week end alpino

Cles, Val D'ultimo, Stelvio, Umbrail, Fuorn, Bernina e Livigno... poi, la domenica, rientro affrontando Gavia e Crocedomini... un itinerario classico ma sempre molto bello, soprattutto alla fine delle primavera, quando almeno c'è ancora qualche traccia di neve a far spiccare maggiormente le montagne a contrasto del cielo blu ;-)
Livigno è una sosta che apprezzo sempre molto: non solo per la benzina sotto all'euro al litro, ma anche perchè i pizzoccheri sono buonissimi, e alla Bottega della Luna vendono il quasi introvabile Thè Meßmer (e noi abbiamo riempito il bauletto della Multistrada, facendo quindi scorta per tutto l'inverno 2017/2018).





Qualche altra FOTO e la MAPPA dell'itinerario in questo album di FLICKR

domenica 4 giugno 2017

MTB: percorso di Cancellino e anello fino a Seghettina

Il Percorso di Cancellino non è una novità, qui sul Blog. E' considerato un tracciato su una delle strade forestali più belle d'Italia. Inoltre è abbastanza lungo per 'valere' un'escursione di una giornata e lo spostamento in auto, ma non è difficile. Il tracciato è quello dell'antica ferrovia, oggi scomparsa, che portava il legname dalla Foresta della Lama fino appunto a Cancellino, sulla strada del Passo dei Mandrioli. Da qui, i tronchi venivano caricati sui camion e distribuiti alle segherie acquirenti.
Ovviamente, dovendo svolgere questa funzione, il tracciato non poteva essere troppo ripido nè con curve troppo chiuse, pena il fatto che la motrice della piccola ferrovia non avesse dei problemi.
Oggi c'è un bel fondo sterrato, a volte con molta ghiaia, a volte con qualche pozzanghera, ma è una meraviglia.
Da Cancellino (dove c'è abbondante spazio per parcheggiare l'auto) si sale per i primi due o tre chilometri fino al Passo dei Lupatti, poi è pressochè tutta discesa fino alla Lama.
Lungo il percorso ci sono anche delle fonti (la Fonte del Re, la Fonte delle Cavalle, la Fonte di Francesco) ed anche alla casa dei Forestali della Lama è possibile attingere ad acqua freschissima (lasciate perdere, se non siete appassionati di termalismo, l'acqua della sorgente solforosa!!!).
E' anche un percorso molto ombreggiato, il che, unito al fatto di un dislivello relativamente modesto (500 metri), lo rende un itinerario piacevole anche in piena estate, ideale per chi comincia o chi vuole godersi 40 chilometri (20 andata, 20 di ritorno).
Giunti alla Lama (nonostante una scivolata in discesa di Claudia, per fortuna senza grosse conseguenze) abbiamo avuto voglia di pedalare un altro po'. 
Dalla Lama siamo saliti con facilità fino al Poggio della Seghettina (circa 250 metri di dislivello). 
Dal Poggio abbiamo seguito la carraia (discesa molto ripida e fondo in parte con ghiaia un po' smossa) giungendo ad una sbarra e ad un ponte. Abbiamo 'tenuto la destra' e raggiunto uno stretto ponticello di legno nel bosco da dove comincia un sentiero single track in salita (pedalabile in parte se allenati, ma se si ha paura del fogliame e della pendenza... se ne fa una buona parte a piedi).
Abbiamo quindi raggiunto Seghettina di Sotto (con una sola casa ristrutturata e ben tenuta) e, salendo subito a sinistra, Seghettina di Sopra, dove partigiani e prigionieri liberati inglesi si rifugiarono negli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale.
Un sentiero con tratti molto ripidi (anche con bici in spalla) ma molto bello, con dei tratti in crinale davvero panoramico ed esposto, ci ha ricondotto, piuttosto stanchi e accaldati, al Poggio della Seghettina, per tornare poi giù alla Lama e sul percorso di Cancellino ;-)
Un bel giro, anche se in parte fatto a piedi, che ci ha dato davvero soddisfazione :-)
L'album, con una decina di foto, è su FLICKR



martedì 23 maggio 2017

1200 chilometri tra Emilia, Liguria e Toscana

Bardi
La prima metà di maggio è stata orrenda: la primavera sembrava non voler arrivare mai. Tra il 16 ed il 19 maggio invece le previsioni meteo garantivano una 'finestra' decente... martedì 16 maggio Claudia ed io abbiamo deciso di partire, affrontando un itinerario che da qualche tempo avevo 'buttato giù' su Map Source, cercando soprattutto strade e passi sconosciuti tra Emilia, Liguria e Toscana.
L'itinerario del primo giorno
Breve trasferimento autostradale fino a Fidenza, poi usciamo per raggiungere Salsomaggiore. Non c'eravamo mai stati, e la sosta-caffè è stata l'occasione per dare un'occhiata. Vebbeh: probabilmente la cittadina ha visto tempi migliori, e come buona parte delle località termali, la crisi e la decadenza (soprattutto delle strutture più grandi e lussuose) è palpabie.
Ripartiamo passando dal Parco naturale dello Stirone e poi, a caccia di stradine secondarie, per il Passo Pellizzone e dirigendoci verso Bardi, dominata dallo splendido castello. Un itinerario tranquillo, senza traffico, che regala scorci notevoli, come nei pressi dell'Oratorio della Madonna di Tione, prima di Bore.
Passo Tomarlo
Al Passo Pellizzone notiamo l'esistenza di un bar-tabacchi, che non è certamente moderno e alla moda, ma che ci permette di sfamarci con due ottimi panini ed un po' di vino spendendo poco.
Passata Bardi torniamo alle stradine secondarie: prima della frazioncina di Masanti di Sotto la strada è circondata da rocce nerissime, mentre prima di raggiungere il Passo Zovallo (con la bellissima strada provinciale della Val di Nure) gi godiamo anche la brevissima deviazione per aggiungere alla collezione il Passo Tomarlo!
Dal Valico del Portello si vede il mare!
Dopo Casaldonato la strada ci regala anche l'avventura di un po' di sterrato (per lavori), mentre il Passo del Mercatello, ahimè, non è neppure degno di un cartello indicatore :-(
Da Brugneto a Salsominore la strada è nuovissima, ma stretta stretta, molto rialzata rispetto ai bordi e in discesa ripidissima! WOW! Molto suggestivo anche le rocce lungo il corso dell'Aveto, che ci portano ad una breve sosta lungo il fiume per scattare qualche foto.
Un caffè all'Osteria Ruffinati e via, di nuovo per stradelle secondarie: notevole la salita oltre Lisore e poi nel bosco fino al Passo Monte Veri (pure questo senza cartello indicatore!!!). Poi affrontiamo il Passo Fregarolo e il Valico del Portello, che regala la prima vista spettacolare sul Mare della Liguria... in questo ultimo tratto non abbiamo incontrato un'auto!!! Il traffico tra Recco e Camogli, seppur moderato a causa dell'ora e del fatto di essere di martedì fuori stagione, ci sembra già poco sopportabile, al confronto.
Serata a Camogli
A Camogli parcheggiamo in centro, di fronte alla stazione dei Carabinieri (non si sa mai) e troviamo un B&B a pochi passi (anche se con qualche scalino). La cena sarà sul porto, al tramonto. Niente male il fritto misto ;-)
Buonanotte!

Mercoledì 17 maggio: facciamo colazione in giardino, tra terrazzamenti e ulivi, poi scendiamo le scalinate che dal B&B ci riportano al piano stradale e ripartiamo. Il gestore ci ha consigliato di salire a San Rocco (fuori stagione ancora si può, in moto) per vedere Camogli dall'Alto. Ottimo consiglio, Roberto, grazie!
Camogli vista da San Rocco
Mentre siamo fermi per scattare una foto da un giardino esce un indigeno che sospira 'Che meraviglia!'
'In effetti, la vista è davvero fantastica' gli rispondo. 
'Sì, alla vista da quassù non ci si fa mai l'abitudine, ma io parlavo della Ducati. Io ho un BMW, ma la Multistrada è davvero bellissima'.
Sono cose che fanno piacere. Viva il Made in italy :-)
Riprendiamo il viaggio dirigendoci verso Rapallo, per poi risalire tra i monti, salendo verso il il Passo della Crocetta. Anche in questo caso, ogni tanto si è indecisi se guidare o guardare (il panorama mozzafiato a bordo strada).
Da Coreglia a Frisolino, e poi lungo la strada provinciale di Montedomenico, guidare è uno spasso, e dopo Trigoso parte la strada che porta al Passo del Bracco!!!
Noi però abbandoniamo l'Aurelia per goderci la Strada Provinciale di Levanto, con il Valico Guaitarola e la Tana del Lupo... e con dei tratti che sembrano davvero precipitare sul mare. bellissima!
L'itinerario del secondo giorno
Scendiamo a Monterosso Mare, ma anche se siamo ancora fuori stagione, le ZTl sono pienamente attive, ed i paesi delle Cinque Terre sono ormai off limits anche alle moto.
Scegliamo di percorrere quindi la strada alta per goderci il panorama, ma poi la troviamo chiusa.
Quando ci fermiamo all'ottimo Ristorante PUIN, a Pignone, ci dicono sconsolati che la strada è chiusa dal 2011 :-(
A questo punto mandiamo a quel paese le Cinque Terre ed impostiamo il navigatore per portarci verso Aulla e Licciana Nardi... giunti in cima al bel passo del Lagastrello svoltiamo a destra per qualche chilometro per salire alla stazione Troposcatter NATO abbandonata di Monte Giogo, che faceva parte della rete di telecomunicazioni NATO denominata "ACE HIGH" e sparse sulle cime dei monti di tutta l'Europa Occidentale (una ogni circa 300 km) ed attive fino alla fine degli anni 80 / inizio 90.
La base del Monte Giogo (1500 mslm - siamo proprio sul confine tra la Toscana e l'Emilia) operava sulla frequenza di 900 Mhz con una potenza di 10 Kw garantendo il collegamento con il sito di Tolfa e con la Francia. La base è estesa per circa 20.000 mq ed è ancora dotata dei quattro parabolidi da 20 metri di diametro (del peso 250 quintali cadauno). Sul retro delle parabole si leggono ancora gli estremi del costruzione e del contratto NATO.
Il Passo della Scalucchia
Riprendiamo la strada in direzione Emilia Romagna, verso l'Alpe Succiso ed il Passo della Scalucchia, davvero bello: la partre emiliana assomiglia quasi al versante sud del Crocedomini... in ogni caso è pura wilderness!!!
Scesi a Collagna, scegliamo di pernottare al Passo del Cerreto.
La cena sarà ottima, ed il silenzio, di notte, assicurato ;-)

Giovedì 18 maggio: lasciamo il Passo del Cerreto e scendiamo verso le Alpi Apuane.
A Fivizzano lasciamo (ovviamente :-) ) la strada principale svoltando per Terenzano, Luscignano e Casola in Lunigiana... siamo in mezzo ai boschi, e anche se l'asfalto non sempre è perfetto, viaggiare è particolarmente rilassante.
Passo del Vestito
Dopo il Passo dei Carpinelli la vista sulle Apuane si fa sempre più esaltante. Raggiungiamo Castelnuovo in Garfagnana e puntiamo decisamente sul versante toscano. La Salita al Passo del Vestito è davvero bella, prima tra i boschi e poi tra le cave di marmo. Dalla cima, la vista sul Tirreno... scendiamo su Massa Marittima godendoci ogni scorcio ed ogni tornante, poi cerchiamo un chiosco per una mega-focaccia sul lungomare di Forte dei Marmi.
Il pomeriggio vogliamo dedicarlo alla visita di Sant'Anna di Stazzema.
L'itinerario del terzo giorno
Qui, nell’agosto del 1944, la ferocia degli occupanti nazifascisti si scatena contro la popolazione di Sant’Anna di Stazzema, nel premeditato e deliberato tentativo di indebolire le formazioni partigiane. Quattro divisioni SS, accompagnate da collaborazionisti italiani, massacrano 560 civili inermi.
Peccato che per arrivarci occorra chiedere: ben pochi sono i cartelli indicatori, e se si segue il navigatore ci si trova a Stazzema, mentre Sant'Anna (nonostante faccia parte di quel Comune) è in un'altra vallata.
Noi chiediamo un paio di volte, anche arrivati per sbaglio fino a Capriglia, dove un anziano, appoggiato al suo bastone, dopo averci raccontato di essere un superstire - miracolato, dice, visto che vi ha perso madre e nonna - ci dà l'indicazione giusta.
Occorre scendere alla rotonda del cimitero di Pietrasanta e solo lì appariranno le indicazioni per Sant'Anna.
Sant'Anna di Stazzema
A mio parere Sant'Anna di Stazzema meriterebbe più rispetto, perchè solo conoscendo e comprendendo ciò che la storia ci insegna, potremo essere cittadini in grado di apprezzare e difendere la nostra libertà e la nostra democrazia.
San Pellegrino in Alpe
Dopo essere saliti, a piedi, al monumento-ossario (tra l'altro posto in una posizione incantevole, che dà senso di grande pace), risaliamo in moto... ci attendono altre curve.
Torniamo verso l'Emilia Romagna questa volta passando dalla Galleria del Cipollaio, rivediamo con piacere Isola Santa (peccato che non ci siano più attività ricettive e di ristorazione attive, in un posto così bello) e poi saliamo a San Pellegrino in Alpe e al Passo delle Radici.
Per la notte scegliamo San Pellegrino in Alpe, e facciamo bene: mai mangiato un cinghiale con la polenta fritta buono come quello del Albergo Alpino :-)

L'itinerario di rientro verso Ravenna
Venerdì 19 maggio: le previsioni promettono la parola fine alla finestra di bel tempo. Infatti il cielo sopra l'Abetone è davvero inquietante.
Scegliamo di evitare un confronto con la sfortuna e, anzichè passare dall'Abetone, facciamo Sestola, Fanano... a Querciola ci fermiamo al punto vendita dell'Azienda Agricola 'La Casaccia': i formaggi sono davvero squisiti!!!
Passiamo il Lago di Suviana, il Passo Zanchetto e Castiglione dei Pepoli... per non farci mancare niente ho trovato una strada mai percorsa prima: Valserena - Castel dell'Alpi - Borelli - Pietramala... beh: se non avete un enduro evitatela... è distrutta: ci sono modi migliori per arrivare al Passo della Raticosa :-)
Poi un panino a Piancaldoli e l'arrivo a casa a metà pomeriggio, prima delle nuvole cariche di pioggia: non ci hanno raggiunto ;-) 

L'ALBUM FOTOGRAFICO (120 scatti) è sulla mia pagina FLICKR ;-)

lunedì 22 maggio 2017

Ciao Nicky

Un prezzo davvero troppo alto, assolutamente inaccettabile, per un momento di disattenzione. Pare assurdo che un allenamento in bici possa uccidere un Campione di MotoGP e Superbike come Nicky Hayden, eppure... Ciao Nicky, riposa in pace :-(

lunedì 8 maggio 2017

In marcia, Europei!

Sui social si leggono commenti che paiono rasoiate, anche se in realtà si tratta di artigli di 'leoni da tastiera', e più sono violenti e brevi, sguaiati e 'tifosi', più mostrano la pochezza culturale e l'incapacità di ragionare e riflettere sulle cose complesse, di chi li scrive.
Eppure i social stanno vincendo. Sempre più persone affidano il proprio futuro scegliendo 'di pancia' in base a poche e frettolose nozioni ed informazioni che girano sul web o sui canali tv di intrattenimento, perchè non hanno voglia o tempo (soprattutto voglia, temo :-( ) per approfondire. 
Ma i Paesi, le Nazioni, non si governano con gli slogan. Ogni scelta (dove investire, dove ridurre o aumentare la pressione fiscale e come utilizzare le risorse a disposizione) di uno Stato, di un Ente Pubblico, di una Istituzione locale, ha immediate e complesse ricadute su ognuno id noi, sul futuro nostro e dei nostri figli e nipoti.
Dopo i risultati elettorali, a mio avviso molto 'di pancia', di statunitensi ed inglesi, i francesi hanno dato una indicazione ben diversa. Nonostante tutto: nonostante i terroristi che cercano di invelenire il clima politico perchè sulla paura ci prosperano, e nonostante i fascisti e gli sfascisti che sui timori di un'invasione, di una colonizzazione straniera, sperano di guadagnare consensi aumentando proprio il senso di paura delle persone.
Ma chi dovremmo consegnare il nostro Paese? Ad un branco di sfascisti che sono solo capaci di parlare alla pancia della gente, alimentando paure e odio come Farage, la Le Pen, Grillo o Salvini? 
Guardiamo un attimo un mappamondo (o se non l'avete più, rimpicciolite per bene Google Earth), e cercate l'Europa e l'Italia: viviamo in staterelli piccolini, che divisi non conterebbero un cazzo (quanto contavano il Granducato di Toscana, il Ducato di Parma e il Regno delle Due Sicilie nei confronti di Austria-Ungheria, Spagna e Francia? E chiediamoci perchè, mentre negli Stati nazionali nascevano aziende forti e grandi, perchè avevano di fronte gli spazi e le economie di scala di mercati 'grandi', da noi le industrie non uscivano dalle dimensioni artigianali a causa dei dazi e delle divisioni in microstaterelli). 
Se non riusciamo ad avere un'Europa finalmente UNITA politicamente, non conteremo più nulla, di fronte alle potenze di dimensioni ben maggiori di noi: la Cina, gli USA e, presto, alla Russia ed i suoi alleati... voler tornare alle proprie frontiere, alla propria moneta e a non voler vedere, per le strade, persone con la pelle di altri colori, è un'assurdità. Significa, appunto, parlare solo alla pancia delle gente (quella meno informata o incapace di pensare e di immaginare un futuro), e cercare voti giocando sulle paure... un po' come una volta i dittatori, che al primo problema di debolezza interna, cercavano una guerra additando un nemico alle masse (masse che, naturalmente, venivano poi 'sfoltite' in battaglia). 
L'EUROPA è l'unica possibilità per avere un futuro da protagonisti, per noi abitanti in questi piccoli staterelli: l'economia è globalizzata, così come la ricerca, l'innovazione, i mercati, le normative... rinchiusi nelle nostre frontiere non sono perderemmo progressivamente competitività, ma saremmo prede facilissime di chiunque abbia un minimo dimensionamento internazionale. Il problema, quindi, non è l'Europa, ma come farla funzionare davvero. Dobbiamo trovare dei rappresentanti, dei politici e delle forze politiche che riescano a garantire uno sviluppo al concetto di UNIONE EUROPEA, non il contrario!

venerdì 21 aprile 2017

Buon 25 Aprile, nonostante l'ANPI!

Ormai l'ANPI è in ostaggio di qualche migliaio di sinistroidi, che l'hanno screditata e non rappresentano che sè stessi. Se qualcuno non lo aveva ancora compreso, dopo l'aberrante comportamento in occasione del referendum del 4 dicembre, la manifestazione del 25 aprile ne è purtroppo la conferma.
I valori della Resistenza sono delle Brigate Giustizia e Libertà, delle Brigate Garibaldi, così come delle formazioni cattoliche, della Brigata Ebraica, degli ufficiali e soldati monarchici che tornarono a rischiare la propria vita per combattere i nazifascisti.
Oggi l'Anpi è gestita in maniera antidemocratica, in spregio al significato stesso di Resistenza e di democrazia. Sono quei piccoli cialtroncelli sinistroidi che l'hanno occupata, ad insultare il significato del 25 aprile. D'altronde non è stato particolarmente difficile: i veri Partigiani rimasti, iscritti all'ANPI, sono meno di 5.000 su poco più di 100.000 iscritti. Nonostante la loro abitudine ad essere minoranza perdente, nel Paese, evidentemente iscrivendo poche migliaia di 'giovani sinistroidi' antioccidentali, anti israeliani e un po' troppo vicini a quelle zucche vuote che stazionano nei centri sociali, i rappresentanti della frammentatissima e litigiosa sinistrella italiana hanno preso possesso di un Marchio (una volta) prestigioso e rispettabile qual'è quello dell'ANPI.
Peccato. A questo punto, l'ANPI non rappresenta più un cazzo.
Ed ha assolutamente ragione la presidente della Comunità Ebraica di Roma Dureghello, che ha preso le distanze dalla manifestazione in cui sfileranno anche i rappresentanti palestinesi (quei palestinesi che erano vicini ad Hitler nel corso della seconda Guerra Mondiale, sperando che finisse per bene il lavoro cominciato con l'Olocausto: «L’Anpi che paragona la Comunità Ebraica di Roma a una comunità straniera è fuori dalla storia e non rappresenta più i veri partigiani. Oggi c’è bisogno di celebrare la giornata del 25 aprile senza faziosità e senza ambiguità. Il 25 aprile torni ad essere festa di chi crede nella Costituzione e nei valori dell’antifascismo»
I valori dell'antifascismo non sono quelli del comunismo. Anzi: la Storia, quella vera, ha dimostrato tra l'altro che si trattava di due dottrine non molto distanti, in quanto a negazione della democrazia e delle libertà individuali.
E il 25 Aprile continua ad avere un grande valore anche senza la sigla dell'ANPI! 
W la Repubblica, W la Democrazia, W la Libertà. 

domenica 9 aprile 2017

Disgelo dolomitico 2017

Tutti gli anni, all'arrivo della primavera, ci piace regalarci un w-e a zonzo per i Passi dolomitici. Alcune volte abbiamo sofferto il freddo, in altre occasioni abbiamo trovato ancora alcuni passi chiusi per ghiaccio o pericolo slavine.
Quest'anno, per impegni familiari, siamo arrivati un po' lunghi (di almeno un paio di settimane) ma il w-e dell'8-9 aprile ci ha offerto due giornate quasi primaverili.
Purtroppo abbiamo anche dovuto registrare la sofferenze delle nostre montagne: la pochissima neve caduta nel corso dell'inverno è già quasi sparita, e gli ultimi sciatori, sulle piste del Pordoi o della Marmolada, sembravano più impegnati nello sci d'acqua :-(
Per variare un po', all'andata, siamo usciti dall'autostrada ben prima di Ponte nelle Alpi e abbiamo affrontato la breve ma caratteristica salita del Passo San Boldo, con i suoi tornanti in galleria, stretti e a senso unico alternato.
Poi Agordo, Alleghe, lo splendido Passo Giau (dopo aver acquistato bibite e panini in una 'bottega' vecchio stampo di cui rimangono purtroppo pochi esempi nel nostro Paese), lo splendido Passo Pordoi (che a me piace da matti salire da Arabba), il Sella, il Gardena, il Campolongo... e poi di nuovo il Pordoi per arrivare a Canazei... le auto incrociate o sorpassate da contarsi su una mano, pochi i sorpassi e sempre sicuri, data l'assenza di traffico, potersi fermare in ogni momento per una foto... questa stagione mi piace!
Mi piace meno l'accoglienza di Canazei: arrivato all'ottimo Garnì Ciamorc, i titolari, costernati, ci hanno informato che in tutta la cittadina ci sarebbe stato un unico ristorante-pizzeria aperto!
In effetti, anche passeggiando in paese, abbiamo notato come la maggioranza di bar e negozi era chiusa per ferie (e su questo nulla da dire) e moltissimi avrebbero riaperto solo in giugno, addirittura senza tenere neppure in considerazione che il prossimo 24 maggio Canazei sarà sede di tappa del Giro d'Italia.
Forse nella stagione invernale e in quella estiva a Canazei gli operatori economici fanno fatturati fin troppo abbondanti, ed i relativamente modesti introiti offerti dai viaggiatori fuori stagione non gli interessano granchè. Mi sa che al Disgelo Dolomitico 2018 ci fermeremo un una località meno rinomata e un po' più accogliente tutto l'anno ;-)
Domenica 9 aprile.
Cmq il Garnì Ciamorc merita. Per cortesia, per rapporto qualità/prezzo e per la colazione.
Dopo essercela presa comodi, visto che fuori la temperatura era solo di 1 grado, andiamo a farci un caffettino sul Fedaja, poi scendiamo dal Passo Staulanza godendoci una strada meravigliosa poi fino a Longarone.
I pochi tornanti-da-pista ci lanciano sulla Diga del Vajont, dove la manetta lascia spazio al tempo della riflessione su ciò che è stato...
Parcheggiamo nel piazzale del centro visite di Erto e passeggiamo perle antiche vie della Erto vecchia, che fu obbligatoriamente evacuata nel 1963, per paura che, dopo la frana, smottamenti e scosse di assestamento potessero provocare altre vittime. Oggi Erto (e la vicina Casso) sono paesi fantasma, anche se qualche casa è stata ristrutturata ed oggi persino abitata tutto l'anno. Ci sono anche una osteria-ristorante ed un'enoteca. Noi scegliamo questa: l'Enoteca Corona, e non sbagliamo! 
Dopo pranzo torniamo in moto, attraversiamo il torrente Vajont dalla stradina stretta con poca manutenzione (limite 30) che scende più o meno dalla frazione San Martino, in modo da avere una visuale completamente diversa della massa franosa, di Erto, di Casso... la strada infatti ci riporta a sbucare nei pressi proprio di Casso passando sopra a quella che fu la frana!
A Casso ci sono il Bar K2 (con una vista notevole sul Monte Toc e sulla 'cicatrice' dovuta al distacco della frana) e Il Mercatino di Teresa (in mezzo alle case del paese). Noi ogni volta che passiamo di qui ci fermiamo a lasciare il nostro piccolo contributo a chi, più con amore e passione che per profitto, tiene aperto da queste parti. I formaggi di primissima qualità, alcuni biscotti 'fatti in casa' squisiti... libri... confetture... e tante chiacchiere: difficile ripartire... ma dobbiamo farlo.
Riscendiamo in pianura e anche questo inverno è finalmente e ufficialmente alle spalle ;-)
L'album fotografico (50 foto) è su FLICKR o Facebook  ;-) 

sabato 11 marzo 2017

MTB: anello dal traghetto di S.Alberto al mare e ritorno

32 chilometri lontani dal traffico
Sabato 11 marzo. Da Ravenna raggiungiamo S.Alberto in auto, per evitare di pedalare su strade dritte e non particolarmente larghe, dove le auto sfrecciano veloci. Passato tutto il paese, lasciamo l'auto nel piccolo piazzale del traghetto sul Reno, e alla modica cifra di un euro a testa (bici compresa) in men che non si dica siamo sull'argine nord.
Dal traghetto di S. Alberto alla statale Romea (quindi in direzione della costa) l'argine è sterrato ed è vietato al transito dei veicoli motorizzati.
Il traghetto di S.Alberto
Pedalando in direzione della costa, a destra si ha il fiume Reno, mentre a sinistra ci sono le Valli di Comacchio, un ecosistema di acqua a perdita d'occhio, così come numerosissimi sono gli uccelli che meriterebbero una macchina fotografica con un teleobiettivo decente...

Questi sono anche i luoghi della 'trafila romagnola' di Garibaldi, quando, nel 1849, in fuga dopo il rovesciamento della Repubblica Romana a causa dell'intervento francese a fianco dei papalini, gli austriaci gli davano la caccia. I patrioti romagnoli, appunto, riuscirono a proteggerlo e, a rischio della vita, ad accompagnarlo dalla costa ravennate fino al sicuro nei confini del Granducato di Toscana. Qui, però, a poche centinaia di metri da quest'argine, morì Anita.
Raggiunta la Statale Romea, si seguono le indicazioni per il tracciato dedicato alla MTB (MTB 4), che permette di percorrere il ponte in posizione protetta all'interno del guard rail, poi di passarci sotto, in direzione Casal Borsetti.
Noi seguiamo tutto l'argine fino al poligono militare di Foce Reno (il cartello che indicava la svolta per Casal Borsetti lo avevamo visto, ma eravamo curiosi di vedere fin dove si poteva arrivare), poi, appunto, torniamo un po' indietro e ci dirigiamo verso questa piccola località turistica. E lo facciamo gustandoci anche gli stradelli all'interno della pineta e la possibilità, tutta invernale, di arrivare fino in una spiaggia decisamente deserta.
Arrivati al porto canale di Casal Borsetti, lo attraversiamo sul caratteristico ponte pedonale in legno e acciaio, e ricominciamo a pedalare verso l'interno. E' il Canale di Bonifica Destra Reno, che ci porterà, praticamente senza alcun contatto con il traffico, fino quasi a Sant'Alberto.
Attraversato il paese siamo di nuovo all'auto.
Qualche FOTO in più in questo ALBUM pubblicato su Facebook

venerdì 3 marzo 2017

Multistrada 950, un gran bel mezzo!

Venerdì pomeriggio di ferie... lasciamo la nostra Multistrada da Moto Europa per il tagliando, e ci facciamo prestare la nuova 950... abbiamo qualche ora e ci dirigiamo subito in collina... d'altronde le Ducati NON si provano mica in pianura :-)
Raggiungiamo Riolo Terme ed affrontiamo i tornanti sconnessi delle Calbane (o Monticino) in direzione Brisighella. Sospensioni e telaio si mangiano tutto. La moto è confortevole. Lo si sente subito, e la cosa che colpisce, per essere una Ducati, è l'assoluta assenza di vibrazioni!
Scattiamo qualche foto tra i calanchi dell'appennino, scendiamo a Brisighella e arriviamo alla Pieve del Tho sotto il ponte ferroviario... la mini-Multi è qualche centimetro più alta della 1200, ma anche chi è solo un metro e ottanta come il sottoscritto, non ha problemi a gestirla nelle fermate o nelle inversioni che sono le classiche situazioni dei mototuristi.
A Marradi svoltiamo in direzione Palazzuolo: il Passo del Carnevale regala curve divertenti e varie, ed un asfalto rassicurante. Qui la Multi si dimostra davvero divertente.
In definitiva, la nuova Multistrada 950 è un mezzo davvero ben realizzato.
L'ho però trovata abbastanza diversa, dinamicamente, dalla 1200... scende in piega in maniera meno rotonda, si sentono la maggiore lunghezza e la gommatura più stretta.
Anche l'ergonomia è un po' diversa (una posizione di guida più enduristica, come posizione del manubrio), e l'anteriore è più svelto, nonostante la ruota da 19, ma si mette meno peso sul manubrio.
Le prestazioni sono notevoli, e più che sufficienti per farsi strappare la patente 😁 e per godersela anche nelle salite pur a pieno carico, il motore poi è davvero molto pronto, ma ovviamente non ha poi la 'castagna' di potenza della sorellona :-)
Comfort e protezione sono quelli della 1200 (anche se la sella è più dura) e le vibrazioni ormai sono del tutto assenti, anche togliendo i gommini dalle pedane.
La 950 è davvero indovinata. Se NON avessimo la 1200 sarebbe già nella lista dei desideri... il problema è, appunto, che la 1200 è un po' più ignorante, più coinvolgente, un po' meno silenziosa... più Ducati :-)
Ma sono convinto che la 950 potrà portare tanti motociclisti a salire per la prima volta su una Ducati: è da provare, davvero, perché è una gran moto!
Qualche foto in più e la mappa dell'itinerario in questo Album su FLICKR

domenica 26 febbraio 2017

MTB: Verghereto, Valsavignone, Passo delle Gualanciole

Domenica 26 febbraio. C'è il sole e non è neppure freddo, in pianura, ma sugli Appennini è nevicato tra il venerdì ed il sabato precedenti. Infatti, noi che, ottimisti, volevamo percorrere la forestale di Cancellino, ci siamo trovati non solo la neve, ma un tracciato davvero troppo ghiacciato... ci sarebbero voluti i chiodi :-)
A Cancellino non scarichiamo neppure le bici, e scendiamo fino a Verghereto e a Le Ville... parcheggiamo l'auto a cinquanta metri dall'Area di Servizio Verghereto sulla E45 e pedaliamo lungo il tratto abbandonato della Tiberina, in direzione Valsavignone (vedi report della settimana scorsa in moto).
Questa era la strada che, fino a 40 anni fa, tutti percorrevano (camion compresi) per raggiungere Perugia e Roma provenendo dalla Romagna... oggi questo unico tratto tra l'Area di Servizio Verghereto ed il paese di Valsavignone, di circa cinque chilometri, è completamente abbandonato, e la natura si sta riprendendo lo spazio che l'uomo ha riempito di asfalto, guard rail e parapetti, terrazzamenti e segnali stradali.
E' un breve percorso che conosciamo bene, perchè nonostante sia vietato al traffico veicolare, in moto, a passo d'uomo, passiamo spesso. In mountain bike è altrettanto coinvolgente, perchè si è ancora più lenti, in salita, e si ha più tempo per guardarsi attorno... poi c'è il silenzio. I viadotti della E45, lì a fianco, rendono bene l'idea della differenza tra questa strada guidata ed una moderna (pur con tanti problemi) superstrada votata alla velocità ed all'annullamento di ogni curva imposta dalla orografia del territorio.
Laggiù i viadotti della E45
Raggiunta la frazione di Valsavignone, anzichè proseguire in direzione Pieve Santo Stefano, svoltiamo a destra cominciando a salire verso il Passo delle Gualanciole... sono una decina di chilometri per un dislivello di 450 metri. Molto regolari. I primi 5 chilometri sono asfaltati e con traffico zero.
Dopo, l'asfalto lascia spazio ad una strada forestale sterrata ma ben messa. Per chi è allenato si tratterebbe solo di scegliere a quale velocità salire, per chi è, come noi, alla fine di un inverno, con poco allenamento e qualche chilo di troppo, beh: diciamo che è un buon allenamento :-)
Raggiungiamo Casa Gualanciole, che sembra essere un centro ippico estivo, oggi quindi chiuso ma molto ben curato, e continuiamo a salire fino al passo, dove troviamo ancora qualche traccia di neve, il che rende tutto più coinvolgente.
Si rientra per il percorso di andata. Sono stati in tutto circa 25 chilometri, con un dislivello tutto sommato limitato a 500/550 metri... un buon allenamento di fine inverno ;-)
L'album con le foto e la mappa è, come sempre, su FLICKR: qui 

domenica 19 febbraio 2017

L'appennino slow del disgelo

Domenica 19 febbraio. A Ravenna c'è un po' di foschia, e alle 10 non ci sono più di 2 gradi. Però le previsioni meteo sono buone, quindi saliamo verso la collina, che come sempre sa regalare un cielo più pulito ed un sole che scalda di più.
Non abbiamo fretta, vogliamo prendere meno freddo possibile, quindi evitiamo la E45 (la Ravenna-Orte) ma ci gustiamo il tracciato della vecchia statale Tiberina, che segue le curve delle montagne e delle vallate a poca distanza dai cavalcavia della superstrada. Oggi il traffico è quasi tutto sulla E45, ma il vecchio tracciato regala ancora emozioni senza tempo, soprattutto a chi ha la fortuna di guidare una moto ;-)
Se da Ravenna a Cesena la vecchia Tiberina è campagna, già dopo Borello cominciano le curve. Il tracciato è bello e vario, e solo qualche tratto è malmesso, per il resto si guida bene e senza traffico. Mercato Saraceno, Sarsina, la classica sosta a Quarto per il caffè, poi San Piero in Bagno e Bagno di Romagna, Verghereto... dopo la frazioncina di Le Ville passiamo sopra alla E45 e ci dirigiamo verso Valsavignone.


Sì, questo tratto, di una decina di chilometri, è abbandonato e chiuso al traffico. So di infrangere le regole, ma andando a passo d'uomo non Claudia ed io, in moto, non siamo un pericolo per nessuno. E quel tratto è troppo emozionante, e ci mostra come la natura, col tempo, si riprenda i suoi spazi. 
Per secoli si è passati di qui per raggiungere Roma dalle Venezie o dalla Romagna. Mio nonno, camionista, fino a tutti gli anni '60 percorreva queste curve con il suo OM... oggi la terra ed i sassi rotolano sull'asfalto, lo ricoprono, e l'erba nasce. I rovi riducono la larghezza percorribile, ed in un punto c'è una bella voragine che si sta aprendo...
Dopo essere rientrati nella legalità, da Pieve S. Stefano imbocchiamo il bellissimo tracciato del Passo dello Spino (difficile stare nei limiti: un po' perchè sono stupidi... 50 all'ora, ma per favore! ...un po' perchè questo è il tracciato di una corsa in salita e ci sono addirittura i cordoli verniciati a strisce bianche e rosse in stile Joe Bar... ma ci sono anche tanti controlli, quindi non bisogna esagerare) e raggiungiamo Chiusi della Verna.
L'eremo della Verna
Uno sguardo all'eremo (ma non ho grande simpatia per nessun tipo di religioso) e, dirigendosi verso Rimbocchi, Corezzo e Badia Prataglia, ci godiamo un tracciato davvero selvaggio e ben poco trafficato!


Badia Prataglia, la polenta con il capriolo del Bar Vittoria non solo scalda, ma è anche davvero buona!
Da Badia Prataglia saliamo per il Passo dei Mandrioli, dove il disgelo non è ancora completo, ma che, come sempre, regala una vista ed un gusto di guida eccellente (non a caso in più d'uno lo consideriamo il nostro 'piccolo Stelvio').

La vista dalla statale dei Mandrioli
Sul Passo dei Mandrioli il disgelo non è ancora completato :-)

Giunti a Bagno di Romagna, riprendiamo il tracciato della vecchia Tiberina e ce ne torniamo in Romagna.
Un po' meno di 300 chilometri in Appennino, a metà febbraio, sono il risultato di una domenica davvero divertente ;-)
Qualche altra foto nell'album su FLICKR