venerdì 3 marzo 2017

Multistrada 950, un gran bel mezzo!

Venerdì pomeriggio di ferie... lasciamo la nostra Multistrada da Moto Europa per il tagliando, e ci facciamo prestare la nuova 950... abbiamo qualche ora e ci dirigiamo subito in collina... d'altronde le Ducati NON si provano mica in pianura :-)
Raggiungiamo Riolo Terme ed affrontiamo i tornanti sconnessi delle Calbane (o Monticino) in direzione Brisighella. Sospensioni e telaio si mangiano tutto. La moto è confortevole. Lo si sente subito, e la cosa che colpisce, per essere una Ducati, è l'assoluta assenza di vibrazioni!
Scattiamo qualche foto tra i calanchi dell'appennino, scendiamo a Brisighella e arriviamo alla Pieve del Tho sotto il ponte ferroviario... la mini-Multi è qualche centimetro più alta della 1200, ma anche chi è solo un metro e ottanta come il sottoscritto, non ha problemi a gestirla nelle fermate o nelle inversioni che sono le classiche situazioni dei mototuristi.
A Marradi svoltiamo in direzione Palazzuolo: il Passo del Carnevale regala curve divertenti e varie, ed un asfalto rassicurante. Qui la Multi si dimostra davvero divertente.
In definitiva, la nuova Multistrada 950 è un mezzo davvero ben realizzato.
L'ho però trovata abbastanza diversa, dinamicamente, dalla 1200... scende in piega in maniera meno rotonda, si sentono la maggiore lunghezza e la gommatura più stretta.
Anche l'ergonomia è un po' diversa (una posizione di guida più enduristica, come posizione del manubrio), e l'anteriore è più svelto, nonostante la ruota da 19, ma si mette meno peso sul manubrio.
Le prestazioni sono notevoli, e più che sufficienti per farsi strappare la patente 😁 e per godersela anche nelle salite pur a pieno carico, il motore poi è davvero molto pronto, ma ovviamente non ha poi la 'castagna' di potenza della sorellona :-)
Comfort e protezione sono quelli della 1200 (anche se la sella è più dura) e le vibrazioni ormai sono del tutto assenti, anche togliendo i gommini dalle pedane.
La 950 è davvero indovinata. Se NON avessimo la 1200 sarebbe già nella lista dei desideri... il problema è, appunto, che la 1200 è un po' più ignorante, più coinvolgente, un po' meno silenziosa... più Ducati :-)
Ma sono convinto che la 950 potrà portare tanti motociclisti a salire per la prima volta su una Ducati: è da provare, davvero, perché è una gran moto!
Qualche foto in più e la mappa dell'itinerario in questo Album su FLICKR

domenica 26 febbraio 2017

MTB: Verghereto, Valsavignone, Passo delle Gualanciole

Domenica 26 febbraio. C'è il sole e non è neppure freddo, in pianura, ma sugli Appennini è nevicato tra il venerdì ed il sabato precedenti. Infatti, noi che, ottimisti, volevamo percorrere la forestale di Cancellino, ci siamo trovati non solo la neve, ma un tracciato davvero troppo ghiacciato... ci sarebbero voluti i chiodi :-)
A Cancellino non scarichiamo neppure le bici, e scendiamo fino a Verghereto e a Le Ville... parcheggiamo l'auto a cinquanta metri dall'Area di Servizio Verghereto sulla E45 e pedaliamo lungo il tratto abbandonato della Tiberina, in direzione Valsavignone (vedi report della settimana scorsa in moto).
Questa era la strada che, fino a 40 anni fa, tutti percorrevano (camion compresi) per raggiungere Perugia e Roma provenendo dalla Romagna... oggi questo unico tratto tra l'Area di Servizio Verghereto ed il paese di Valsavignone, di circa cinque chilometri, è completamente abbandonato, e la natura si sta riprendendo lo spazio che l'uomo ha riempito di asfalto, guard rail e parapetti, terrazzamenti e segnali stradali.
E' un breve percorso che conosciamo bene, perchè nonostante sia vietato al traffico veicolare, in moto, a passo d'uomo, passiamo spesso. In mountain bike è altrettanto coinvolgente, perchè si è ancora più lenti, in salita, e si ha più tempo per guardarsi attorno... poi c'è il silenzio. I viadotti della E45, lì a fianco, rendono bene l'idea della differenza tra questa strada guidata ed una moderna (pur con tanti problemi) superstrada votata alla velocità ed all'annullamento di ogni curva imposta dalla orografia del territorio.
Laggiù i viadotti della E45
Raggiunta la frazione di Valsavignone, anzichè proseguire in direzione Pieve Santo Stefano, svoltiamo a destra cominciando a salire verso il Passo delle Gualanciole... sono una decina di chilometri per un dislivello di 450 metri. Molto regolari. I primi 5 chilometri sono asfaltati e con traffico zero.
Dopo, l'asfalto lascia spazio ad una strada forestale sterrata ma ben messa. Per chi è allenato si tratterebbe solo di scegliere a quale velocità salire, per chi è, come noi, alla fine di un inverno, con poco allenamento e qualche chilo di troppo, beh: diciamo che è un buon allenamento :-)
Raggiungiamo Casa Gualanciole, che sembra essere un centro ippico estivo, oggi quindi chiuso ma molto ben curato, e continuiamo a salire fino al passo, dove troviamo ancora qualche traccia di neve, il che rende tutto più coinvolgente.
Si rientra per il percorso di andata. Sono stati in tutto circa 25 chilometri, con un dislivello tutto sommato limitato a 500/550 metri... un buon allenamento di fine inverno ;-)
L'album con le foto e la mappa è, come sempre, su FLICKR: qui 

domenica 19 febbraio 2017

L'appennino slow del disgelo

Domenica 19 febbraio. A Ravenna c'è un po' di foschia, e alle 10 non ci sono più di 2 gradi. Però le previsioni meteo sono buone, quindi saliamo verso la collina, che come sempre sa regalare un cielo più pulito ed un sole che scalda di più.
Non abbiamo fretta, vogliamo prendere meno freddo possibile, quindi evitiamo la E45 (la Ravenna-Orte) ma ci gustiamo il tracciato della vecchia statale Tiberina, che segue le curve delle montagne e delle vallate a poca distanza dai cavalcavia della superstrada. Oggi il traffico è quasi tutto sulla E45, ma il vecchio tracciato regala ancora emozioni senza tempo, soprattutto a chi ha la fortuna di guidare una moto ;-)
Se da Ravenna a Cesena la vecchia Tiberina è campagna, già dopo Borello cominciano le curve. Il tracciato è bello e vario, e solo qualche tratto è malmesso, per il resto si guida bene e senza traffico. Mercato Saraceno, Sarsina, la classica sosta a Quarto per il caffè, poi San Piero in Bagno e Bagno di Romagna, Verghereto... dopo la frazioncina di Le Ville passiamo sopra alla E45 e ci dirigiamo verso Valsavignone.


Sì, questo tratto, di una decina di chilometri, è abbandonato e chiuso al traffico. So di infrangere le regole, ma andando a passo d'uomo non Claudia ed io, in moto, non siamo un pericolo per nessuno. E quel tratto è troppo emozionante, e ci mostra come la natura, col tempo, si riprenda i suoi spazi. 
Per secoli si è passati di qui per raggiungere Roma dalle Venezie o dalla Romagna. Mio nonno, camionista, fino a tutti gli anni '60 percorreva queste curve con il suo OM... oggi la terra ed i sassi rotolano sull'asfalto, lo ricoprono, e l'erba nasce. I rovi riducono la larghezza percorribile, ed in un punto c'è una bella voragine che si sta aprendo...
Dopo essere rientrati nella legalità, da Pieve S. Stefano imbocchiamo il bellissimo tracciato del Passo dello Spino (difficile stare nei limiti: un po' perchè sono stupidi... 50 all'ora, ma per favore! ...un po' perchè questo è il tracciato di una corsa in salita e ci sono addirittura i cordoli verniciati a strisce bianche e rosse in stile Joe Bar... ma ci sono anche tanti controlli, quindi non bisogna esagerare) e raggiungiamo Chiusi della Verna.
L'eremo della Verna
Uno sguardo all'eremo (ma non ho grande simpatia per nessun tipo di religioso) e, dirigendosi verso Rimbocchi, Corezzo e Badia Prataglia, ci godiamo un tracciato davvero selvaggio e ben poco trafficato!


Badia Prataglia, la polenta con il capriolo del Bar Vittoria non solo scalda, ma è anche davvero buona!
Da Badia Prataglia saliamo per il Passo dei Mandrioli, dove il disgelo non è ancora completo, ma che, come sempre, regala una vista ed un gusto di guida eccellente (non a caso in più d'uno lo consideriamo il nostro 'piccolo Stelvio').

La vista dalla statale dei Mandrioli
Sul Passo dei Mandrioli il disgelo non è ancora completato :-)

Giunti a Bagno di Romagna, riprendiamo il tracciato della vecchia Tiberina e ce ne torniamo in Romagna.
Un po' meno di 300 chilometri in Appennino, a metà febbraio, sono il risultato di una domenica davvero divertente ;-)
Qualche altra foto nell'album su FLICKR

mercoledì 25 gennaio 2017

Cambia, dopo ere geologiche, il vertice della FMI, ma a leggere l'intervista del nuovo Presidente, lo scollamento con chi in moto ci va davvero, e si è sentito trattato come un delinquente dalla Forestale di Arezzo, rimane tutto ed è evidente. Complimenti però a Riccardo Matesic di DueRuote che con l'intervista pubblicata sul numero 2/2017 le domande scomode gliele ha poste:
La FMI, a mio avviso, continuerà a NON rappresentare davvero i motociclisti italiani, quelli che in moto viaggiano, amano cullarsi tra i tornanti e scoprire nuovi passi e panorami, senza bisogno di raduni o di cronometro. IMHO rimarrà quello che è, ovvero un carrozzone burocratico e politicizzato che pensa solo a drenare risorse per alimentare la propria struttura autoreferenziale. E facendo questo, con 'accordi' come quello con la Forestale di Arezzo del Defend Life, danneggia tutti i motociclisti, anche quelli sensati, perchè assevera campagne e metodologie che fanno passare tutti gli appassionati delle due ruote come pericolosi esagitati. 
E danneggia anche un intero territorio, come quello appenninico, che fatica ad offrire qualche posto di lavoro in più ed un numero sufficiente di strutture turistiche ed enogastronomiche, facendo fuggire, per la paura di incappare in controlli a tappeto, macchine-civetta a trenta all'ora e limiti insensati, centinaia di appassionati che, invece, contribuirebbero volentieri all'apertura di bar, ristoranti, negozi etc.!
Vedi la cronistoria: Ma quali motociclisti rappresenta la FMI?

lunedì 23 gennaio 2017

Campigna: l'Appennino bianco

Di solito preferisco salire e godermi le curve dell'Appennino toscoromagnolo con sole due ruote, ma sabato scorso l'ho fatto con la C-Max, perchè... ...beh, sulla Multistrada NON ho le gomme chiodate :-) 
Quest'anno le Alpi piangono, ma sull'Appennino toscoromagnolo l'inverno ora è davvero bello, tra neve e galaverna. L'Alpen Bar di Campigna, con la nuova saletta riscaldata che regala una vista meravigliosa sul bosco innevato... sembra di esserci dentro:


Quest'anno le Alpi piangono, ma sull'Appennino toscoromagnolo l'inverno ora è davvero bello, tra neve e galaverna:





Altro che rinchiudersi dentro qualche ipermercato, il nostro Appennino è godibile in ogni stagione!
Qualche altra foto in questo album su FLICKR


martedì 10 gennaio 2017

La Politica dovrebbe essere una cosa seria

Volevo scrivere un commento sulle giravolte del Movimento 5 Stelle, sulla sua inaffidabilità e su come i fanatici grillini mi sembrino assomigliare sempre di più alle folle plaudenti che si accalcavano sotto al balcone di Palazzo Venezia, pronte a seguire qualsiasi fanfaronata (spesso in contrasto una dall'altra nello spazio di una settimana) del Crapùn.
Gramellini è più bravo di me, quindi lascio che siano le sue righe, pubblicate sulla Stampa di oggi, ad illustrare il mio pensiero sul M5S: